lunedì 4 febbraio 2013

Come ascoltare senza giudicare


Ti capita mai di ascoltare parlare qualcuno e con la mente interpretare significati circa quello che ha detto? Quanto dai ascolto alla tua mente? Nell’articolo un punto di vista per ascoltare in maniera consapevole e riconoscere le interpretazioni della mente…

“Ogni carattere non è altro che una splendida cella in cui imprigionarsi” Osho

Non so quante volte ti sia capitato di parlare con persone capaci di confezionare il proprio discorso rendendolo avvincente e suscitando l’interesse di chi l’ascolta.

                                    

Ascolto consapevole


Generalmente si può non aver a che fare con dei professionisti della comunicazione e i discorsi che si ascoltano possono risultare tra il fastidioso e il noioso.

Questo accade, quando si pone più attenzione al contenuto piuttosto che alla forma del discorso nell’ascolto. In ogni comunicazione, quando si ascolta un interlocutore, risulta più efficace fare attenzione alla forma del discorso, rispetto che al contenuto. Farlo stimolerà ed accrescerà la personale acuità sensoriale.

Quando ci si concentra sulla forma del discorso si impara ad osservare con gli occhi e ad ascoltare con le orecchie, senza giudicare con la mente.

Porre attenzione al contenuto mentre si ascolta una persona che parla, rischierebbe di far entrare consapevolmente o inconsapevolmente nella mente, giudicando il significato delle parole come buone o cattive, imprigionando così la vera consapevolezza e lasciandosi in balia degli stati d’animo che la mente comanda.

Proviamo a pensare per esempio ad un collega che ci si avvicina, in un momento di pausa, e comincia un monologo a getto, lamentandosi del posto di lavoro.

Chiaramente nessuno ci obbliga a rimanere ad ascoltare discorsi che non vogliamo ascoltare. Ma se ci capitasse mai di ascoltare qualcuno che rivolge delle lamentele verso qualcun altro o qualcosa, finché siamo abituati a concentrarci sui contenuti, l’interazione rischierebbe di privarci di energia.

Se, invece, ci concentriamo sulla voce, sulla velocità del parlare, e sui mutamenti del respiro, staremo più attenti nel valutare l’intenzione positiva che c’è dietro ogni interazione.

Quello sfogo lamentoso, può farci pensare che venga fatto solo per il piacere di farlo, ma in realtà le tossine che quello stato d’animo libera nel corpo, faranno solo stare male.

Concentrandosi sulla voce, noteremo la tonalità che sta utilizzando, se alta o bassa. Ne noteremo il volume. Sapremo connetterci sul suo modo di respirare e sui cambiamenti di respirazione che effettua, ecc.

Acquisendo queste informazioni e mantenendo consapevolezza sul fatto che sono solo dei suoni captati dal nostro udito ed interpretati dalla mente, capiremo di più delle sole parole, leggendo anche ciò che non sale in superficie.

Magari ha soltanto bisogno di farsi comprendere e riconoscendo la sua intenzione positiva rassenereremo il suo sistema limbico, che dalle informazioni che abbiamo saputo recepire, sembrava portarlo verso uno stato d’animo poco sereno.

                                    La mente solitamente mente


Mantenendo la consapevolezza che le parole che qualcuno ci pronuncia sono solo suoni interpretati dalla mente, manterremo una maggiore responsabilità sui nostri stati d’animo.

Mi ricordo di quando qualche tempo fa lavorai per una casa di cura psichiatrica come operatore. Già nel blog ho riportato un’esperienza avuta in quella casa di cura che ho considerato molto formativa a livello personale.

In realtà in tutto quel periodo ho imparato molto su come la realtà esterna dipenda dalla propria realtà interna.

A nessuno degli operatori veniva lontanamente in mente di concentrarsi sui contenuti di quello che i pazienti dicevano, e chiaramente anche se questi non erano edificanti verso di noi, a nessuno veniva in mente di prendersela.

Questo mi ha fatto pensare a quanta differenza ci fosse nella vita di tutti i giorni fuori dalla casa di cura psichiatrica. Una persona in macchina perde subito le staffe se un’altra gli fa un gesto con la mano, tanto che deve rincorrerla solo per fargli altrettanto o peggio.

Una persona si sente offesa perché un’altra a suo dire gli ha mancato di rispetto, e allora dovrà mancargli di rispetto a sua volta per vendetta o per dimostrare la sua superiorità.

Si è subito pronti a prendersela se qualcuno dice una parola da non far piacere, e lo si considera magari come qualcuno che possa tramare qualcosa.

Ma che forse siamo tutti matti?
I contenuti sono interpretabili e la mente ci imprigiona nelle sue elucubrazioni.

                            “L’uomo che ascoltando le voci degli altri
                             sprigiona l’energia passionale della colle-
                             ra e dell’avidità, perderà la forza di auto-
                             controllo, la sua mente verrà imprigionata
                             dai loro racconti e finirà per essere osses-
                             sionato.
                             In lui si moltiplicheranno le storie delle in-
                             nummerevoli tensioni che nascono dalle
                             voci.
                             In aggiunta la sua mente verrà deturpata
                             dall’avidità e dalla collera.
                             Si dice che l’uomo, che comportandosi in
                             questo modo non farà che procurarsi danni,
                             si allontanerà dalla pace mentale.
                             Se, invece, presterà ascolto alle voci
                             coscientemente, affidandosi ai sensori della
                             consapevolezza, l’uomo non le bramerà né
                             le respingerà.
                             La sua mente non verrà imprigionata, né si
                             attaccherà a quelle voci.
                             Se si limita ad ascoltare o ad accettare le
                             voci in questo modo, i danni subiti spariran-
                             no e non se ne procurerà di nuovi”  Buddha

E tu cosa ne pensi al riguardo? Lasciami un feedback tra i commenti…

6 commenti:

  1. Ascoltando diverse presone ogni giorno al numero verde del C.S.IN. ONLUS, posso dire, senza ombra di dubbio, che si verifica ogni giorno ciò che è stato espresso da te nell'articolo. Molte persone, spesso, chiamano per essere ascoltate al loro interno, affinché il loro interlocutore riesca a comprendere dalla tonalità della voce o dalle pause durante il discorso, lo stato d'animo in cui si trovano e la profonda solitudine interiore che hanno. L'empatia con chi ci parla è fondamentale secondo me, consente di poter cogliere anche le c.d. "frasi non dette" che nella maggior parte dei casi è ciò che si vorrebbe dire ma non si ha la forza ed il coraggio di esprimere con delle parole.

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    1. Ciao e grazie per il commento. Conoscendoti so il servizio che offri al C.S.In. Onlus e quanta empatia utilizzi nel trattare i vari casi complessi e dinamici.

      Marcello

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  2. Quella dell'ascoltare è sicuramente un arte che si può imparare e sempre migliorare. Quello di dare maggior peso alla forma del discorso, rispetto ai contenuti è un consiglio validissimo. Il tono della voce, il volume, le variazioni e anche sulle espressioni facciali e i movimenti del corpo, ci danno un idea dei sentimenti che può provare che sta parlando. Questo ci aiuterà senzaltro a non prendercela per le parole dette e a non giudicare.

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    Risposte
    1. Ciao Simone, ti ringrazio per il commento.

      Marcello

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  3. Pienamente d'accordo,e ti ringrazio molto per la condivisione di contenuti Importanti.adesso mi iscrivo alla tua email list e aspetterò con interesse il tuo prossimo articolo.grazie a presto

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    1. Ciao Silvio,
      ogni lunedì di solito pubblico un articolo e feedburner ti avverte sulla tua mail.

      Marcello

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